La Nobile e Gloriosa Storia di Baselica Duce

La storia di questa frazione del comune di Fiorenzuola d’Arda è sorprendente per nobiltà laica e importanza ecclesiastica. Non deve trarre in inganno il nome che sembra collegare Baselica ai recenti, ma per fortuna passati, tempi della dittatura. La storia di Baselica Duce è più che millenaria ed il suo duplice nome, Basilica Ducis, lo deve alla derivazione romana di Basilica (sala d’incontro) e all’utilizzazione religiosa (sala di culto) e nobiliare e di governo di Ducis (del Duca). La chiesa risulta esistente già ai tempi dei Longobardi e di Carlo Magno, già nell’ottavo secolo ed era la chiesa di un monastero benedettino con una decina di monaci soggetti all’Abbazia di Castiglione Parmigiana, direttamente soggetta alla Santa Sede. La affidabile presenza dei benedettini convinse il Duca Ludovico Marchese prima nel 988, e il Duca Ugo Marchese dopo, nel 1033, a donare molti possedimenti (dall’Ongina al Po e fino a Scipione) al monastero, e cosi confermare l’aggiunta toponima Ducis, del Duca, donazioni che resero Baselica ancor più ricca di Fiorenzuola e di Castell’Arquato. Una curiosità: forse la liberalità munifica fu aiutata della imminente fine del mondo immaginata dai millenaristi, compreso il successivo 1033 (mille più gli anni di Cristo!). La fede dei monaci sul primato di Dio, per non dimenticare il vero Signore, la chiesa fu dedicata al Salvatore. Ma una chiesa doveva avere anche il legame con i martiri e in questo senso la ricerca di reliquie si concluse con quelle dei martiri Felice e Tranquillino, ottenute da Roma, titolarità definitiva della chiesa e della parrocchia.
La dipendenza dall’Abbazia di Castiglione finisce nel 1175 e subentrano dei preti secolari organizzati in canonicato fino al 1605 quando il Cardinale Francesco Sforza assegna il Convento di San Giovanni Battista e il Priorato di Baselica ai Monaci riformati di San Bernardo che subentrano agli Umiliati. Il Papa Paolo V con Bolla Pontificia dichiara Basilica Ducis soggetta alla Santa Sede Apostolica con molti privilegi ed esenzioni tributarie. Nei verbali si ricorda che il vescovo di Piacenza Monsignor Gregorio Cerati, in visita pastorale sabato e domenica alla parrocchia di Fiorenzuola, lunedì 20 luglio 1789 manda avanti a cavallo i visitatori pastorali a Baselica per e poi giungere lui stesso. L’Abate di San Giovanni reagisce protestando con il vescovo per il maldestro tentativo di ignorare la bolla papale che poneva Baselica “immediate subiecta Sanctae Sedi”, ammonendolo di non procedere alla visita di controllo alla parrocchia. I visitatori che intanto erano arrivati, con sicumera, a Baselica con fermezza furono bloccati, e nonostante le loro resistenze costretti a tornare mortificati a Fiorenzuola.
Nel 1805 il Governo Napoleonico sopprime il Convento di San Giovanni di Fiorenzuola e sopprime il Priorato di Baselica confiscando tutti i beni, meno la chiesa per l’esercizio del culto e della vita pastorale. L’edificio chiesa era stato distrutto dopo la partenza dei benedettini e poi ricostruito dai preti secolari. Dalla Guida Storico Artistica di Fiorenzuola, pag. 122 apprendiamo: “Per arrestare il cedimento della Torre, verso il secolo XVII la chiesa subì una radicale trasformazione: voltandone l’orientamento, fu innalzata una nuova facciata al posto delle absidi demolite”.
I principali documenti che contengono le informazioni sopra riportate vengono da un frate archivista del Convento di San Giovanni che nel 1668 ritrascrive la relazione storica, in latino, di Padre Rocca di Santa Maria Maddalena che era stato priore di Basilica Ducis. Chi desidera ampliare e meglio documentarsi sulla storia di Baselica Duce il riferimento principale è la relazione dello storico Angelo Carzaniga su San Fiorenzo di Fiorenzuola, Edizioni Tip.le.co, pp.283-326.
Oggi dobbiamo registrare l’ultimo cambiamento: dopo monaci, canonici, bernardini e preti diocesani la parrocchia di Baselica Duce ha salutato nel dicembre del 2016 il suo ultimo parroco Don Giovanni Capra per entrare nella nuova istituzione della Comunità Pastorale di Fiorenzuola.
DGV
La Parrocchia e la Chiesa dei Santi Protaso e Gervaso

Una bella chiesa la più ricca di pitture sacre
Continuando a descrivere la costituita Comunità Pastorale di Fiorenzuola – come abbiamo già fatto per Baselica – presentiamo a grandi linee la chiesa dei Santi Protaso e Gervaso. Si tratta di due martiri, fratelli gemelli milanesi, del IV secolo che testimoniano l’antichità della prima costruzione di cappella che secondo lo storico Campi risalirebbe ai tempi di Sant’Ambrogio, vescovo di Milano e amico di San Savino, vescovo di Piacenza, che nel che nel 386 seppellì le reliquie dei due martiri sotto l’altare della chiesa dove in futuro anche lui verrà sepolto. Da questo evento della vicina Milano e dalla regola di fondare le chiese sulla testimonianza di martiri con probabilità deriva questa scelta di dedicazione. Lo storico Poggiali invece preferisce parlare dell’esistenza della chiesa a partire dal XII secolo sulla base dei primi documenti che ne parlano esplicitamente. L’edificio chiesa ha certo subito molte trasformazioni fino all’ampliamento a tre navate del 1770 ed infine, tra il 1930 ed il 1947 le migliorie progettate e realizzate con l’architetto Luigi Dodi, cioè il rialzo di 10 metri del campanile, la nuova abside ed il nuovo altare. Ultimamente, nel 1959 il compimento della veste pittorica del bravo cremonese Mario Schiavi la raffigurazione dei quindici misteri del Rosario, dell’incoronazione della Madonna nell’abside e di Maria Vergine con San Protaso e San Gervaso nella lunetta della facciata.
Nella storia di San Protaso e dei suoi parroci facciamo memoria di un momento tragico: la morte di don Giovanni Gramelli il 29 luglio 1799 a seguito di una ferita da pugnale inferta da un soldato russo. Dopo la vittoria della battaglia del Trebbia sui francesi napoleonici truppe russe, nell’inseguimento dei soldati francesi in fuga, si accamparono a San Protaso saccheggiando il paese e uccidendo chi poneva resistenza. Gli abitanti di San Protaso eroicamente reagirono alla violenza e i sodati russi uccisi furono sepolti in quello che anche oggi è ricordato come “il campo dei russi” nei paraggi della Casa della Memoria.
(Le notizie sono prese dalla Guida Storica di Fiorenzuola (pag. 137) e dalla Scheda del Catalogo Diocesano)