La Nobile e Gloriosa Storia di Baselica Duce

La Parrocchia e la Chiesa dei Santi Protaso e Gervaso

Una bella chiesa la più ricca di pitture sacre

Continuando a descrivere la costituita Comunità Pastorale di Fiorenzuola – come abbiamo già fatto per Baselica – presentiamo a grandi linee la chiesa dei Santi Protaso e Gervaso. Si tratta di due martiri, fratelli gemelli milanesi, del IV secolo che testimoniano l’antichità della prima costruzione di cappella che secondo lo storico Campi risalirebbe ai tempi di Sant’Ambrogio, vescovo di Milano e amico di San Savino, vescovo di Piacenza, che nel che nel 386 seppellì le reliquie dei due martiri sotto l’altare della chiesa dove in futuro anche lui verrà sepolto. Da questo evento della vicina Milano e dalla regola di fondare le chiese sulla testimonianza di martiri con probabilità deriva questa scelta di dedicazione. Lo storico Poggiali invece preferisce parlare dell’esistenza della chiesa a partire dal XII secolo sulla base dei primi documenti che ne parlano esplicitamente. L’edificio chiesa ha certo subito molte trasformazioni fino all’ampliamento a tre navate del 1770 ed infine, tra il 1930 ed il 1947 le migliorie progettate e realizzate con l’architetto Luigi Dodi, cioè il rialzo di 10 metri del campanile, la nuova abside ed il nuovo altare. Ultimamente, nel 1959 il compimento della veste pittorica del bravo cremonese Mario Schiavi la raffigurazione dei quindici misteri del Rosario, dell’incoronazione della Madonna nell’abside e di Maria Vergine con San Protaso e San Gervaso nella lunetta della facciata.

Nella storia di San Protaso e dei suoi parroci facciamo memoria di un momento tragico: la morte di don Giovanni Gramelli il 29 luglio 1799 a seguito di una ferita da pugnale inferta da un soldato russo. Dopo la vittoria della battaglia del Trebbia sui francesi napoleonici truppe russe, nell’inseguimento dei soldati francesi in fuga, si accamparono a San Protaso saccheggiando il paese e uccidendo chi poneva resistenza. Gli abitanti di San Protaso eroicamente reagirono alla violenza e i sodati russi uccisi furono sepolti in quello che anche oggi è ricordato come “il campo dei russi” nei paraggi della Casa della Memoria.

 

(Le notizie sono prese dalla Guida Storica di Fiorenzuola (pag. 137) e dalla Scheda del Catalogo Diocesano)